CfP: Ricerche etnografiche nel Sudest Europa

call for papersRicerche etnografiche nel Sudest Europa. L’esperienza italiana

entro il 30 ottobre 2013

Il volume si propone di raccogliere contributi di antropologi e antropologhe italiani – o che si siano formati in Italia – che abbiano condotto ricerca nei paesi del Sudest Europa, con l’obiettivo di produrre una riflessione attenta alle congiunture, alle premesse, ai profili tematici e teorici che hanno orientato i loro lavori e che hanno unitamente contribuito a consolidare, mettere in discussione, ri-orientare lo sguardo sulla regione.
Nell’ultimo ventennio la ricerca antropologica ha prodotto un numero crescente di studi relativi ai paesi del Sudest Europa, in linea con un diffuso interesse dell’opinione pubblica stimolato dagli sconvolgimenti politici dei primi anni Novanta e dai flussi migratori provenienti da quest’area. Tali studi, tuttavia, appaiono in Italia ancora in numero esiguo e molto frammentari nei temi e negli approcci, a fronte di un più radicato e strutturato interesse per l’area presentato da altre discipline, tra cui gli studi storici. Inoltre, i lavori antropologici sembrano essere scarsamente incisivi nella produzione di una conoscenza pubblica, non solo accademica, sul Sudest Europa rispetto ad una grande mole di validi lavori giornalistici.
Il volume mira, pertanto, a raccogliere contributi che valorizzino l’approccio e le modalità di ricerca tipicamente antropologiche applicate allo studio di un’area che per ragioni geografiche, storiche e geopolitiche è stata da lungo tempo percepita anche in ambito scientifico come l’alterità più immediata del nostro Paese. Tra fine Ottocento e inizio Novecento, l’interesse di studiosi italiani si collocava in un più generale disegno politico di ingerenza negli equilibri dell’area legato alla definitiva scomparsa dell’Impero ottomano e alla formazione di nuovi Stati. Successivamente, negli anni Trenta e fino ai primi anni Quaranta, gli studi sul Sudest Europa hanno ricevuto un significativo impulso dal regime fascista e
dalle sue ambizioni politiche nella regione. Il secondo dopoguerra ha invece rappresentato una fase di riflusso degli studi, le cui ragioni possono essere ricercate nella non più benevola accoglienza di studiosi italiani nell’area, ma anche nel venir meno di un interesse politico-strategico da cui, fino ad allora, sembravano essere stati incentivati. Gli anni della cosiddetta transizione post-socialista, caratterizzati in molti casi da esperienze di conflitto militare, sono quelli che hanno aperto una nuova stagione di studi. In questo quadro vanno tenute in conto da una parte la maggiore autonomia degli studiosi rispetto al passato, grazie allo sviluppo e al consolidarsi delle istituzioni universitarie come centri di ricerca, dall’altra la ridefinizione degli assetti geopolitici alla vigilia della costituzione formale dell’Unione europea (in quegli anni stessi di transizione) e dell’allargamento a Est (e Sudest). I contributi dovranno presentare una riflessione che esuli dalla dicotomia soggetto osservante (italiano) e oggetto osservato (sud-est europeo). Il focus tematico proposto è sulla relazione, in alcuni casi asimmetrica, tra antropologo e la realtà analizzata nonché sulla problematizzazione e
tematizzazione di tale relazione.
Gli articoli proposti dovranno contenere ma non necessariamente limitarsi a:
Rassegne di storia degli studi che:
– ricostruiscano le continuità e le discontinuità dell’interesse degli studi demoetnoantropologi italiani per il Sudest Europa e/o che analizzino approcci ideologici e apparati discorsivi, scelte terminologiche negli studi sull’area;
– che riflettano criticamente sul processo di delimitazione dell’oggetto di studi, sugli approcci epistemologici e tematici negli studi italiani sull’area.
Ricerche etnografiche realizzate in diversi paesi del Sudest Europa in cui emerga, con modalità d’analisi riflessiva, la relazione tra antropologo e suoi interlocutori in particolari congiunture storico politiche. Particolarmente apprezzati saranno i contributi che analizzeranno l’interazione prestando attenzione:
– agli aspetti di genere, alle identità professionali, religiose e nazionali sia dell’antropologo che dei suoi interlocutori;
– ai processi di mobilità/immobilità dei soggetti coinvolti nella ricerca (antropologo ed interlocutori);
– al ruolo dei media;
– alle esperienze di intervento, militare e civile, in un quadro definito dalle “emergenze umanitarie”, ed alle esperienze di cooperazione internazionale.
Gli abstract delle proposte non dovranno superare le 500 parole e dovranno essere inviati entro il 30 ottobre 2013 agli indirizzi: zaira.lofranco@gmail.com, ampusceddu@gmail.com. L’accettazione delle proposte verrà resa nota entro il 15 novembre 2013.
I curatori:
Zaira Tiziana Lofranco, PhD, Università di Bergamo
Antonio Maria Pusceddu, PhD, Università di Cagliari

Author: admin

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