Transnistria – Un reportage fotografico di Gughi Fassino

Recensione del libro Transnistria – Un reportage fotografico di Gughi Fassino a cura di Alberto Basciani

Gughi Fassino, Transnistria – Un reportage fotografico di Gughi Fassino, Scurelle (Tn), Silvy Edizioni, 2010, E. 18,00

L’implosione dell’Unione Sovietica ha lasciato oltre che numerosi nuovi Stati sparsi dal Baltico all’Asia centrale anche una serie di “Stati fantasma” frutto delle convulsioni di alcune delle zone più calde dell’ex impero sovietico. È il caso, per esempio, del Caucaso meridionale dove i conflitti seguiti all’indipendenza di Georgia, Azebairjan e Armenia hanno creato delle formazioni statali quali l’Abkhazia, l’Ossezia del Sud e del Nagorno Karabakh tenute in vita essenzialmente dall’appoggio offerto ai locali gruppi secessionisti dal Cremlino deciso a mantenere nel Caucaso una forte presenza e influenza. Tuttavia quello degli Stati fantasma non è un fenomeno esclusivo del Caucaso ma interessa anche l’Europa. Non stiamo parlando del Kosovo, ormai avviato sempre più decisamente verso lo status di piena legittimità internazionale, quanto piuttosto della Transnistria una piccola regione (pari più o meno alla superficie della Valle d’Aosta) con capitale Tiraspol’, incastrata tra la Repubblica Moldova e l’Ucraina e lambita dalle placide acque di un grande fiume, il Dniestr. Poco si sa in Italia (ma anche nel resto d’Europa) di questo misterioso lembo di terra, formalmente parte integrante della Repubblica Moldova ma di fatto indipendente dal 1992 dopo una relativamente breve ma sanguinosa guerra secessionista combattuta, con il decisivo appoggio della Russia, contro le forze del legittimo governo di Chişinău. Una guerra secondo molti telecomandata da Mosca e che ottenne un doppio risultato: quello di allontanare il pericolo di una riunificazione tra la Repubblica Moldova e la Romania e di indebolire il piccolo Stato moldavo da poco proclamatosi indipendente rendendolo più permeabile – come gli anni seguenti avrebbero dimostrato – all’influenza politica della Russia.
Se le istituzioni internazionali paiono per il momento aver voluto dimenticare la questione della Transnistria, pochi sono anche i viaggiatori e i giornalisti occidentali che attraversano il Dniestr. Il risultato è che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica europea ignora l’esistenza stessa di questo territorio. Eppure se consultiamo, anche on line, i documenti che il Dipartimento di Stato americano o le varie organizzazioni internazionali hanno elaborato riguardo alla Transnistria ci si rende conto che questo lembo di territorio alla periferia dell’Europa rappresenta un’inquietante e pericolosa zona grigia dove le istituzioni operano senza eccessivo rispetto delle regole democratiche e della convivenza civile e dove, nell’apparente indifferenza degli Stati vicini (Romania in primis), operano indisturbati membri delle mafie europee dediti ai traffici più diversi e pericolosi. Eppure in Transnistria vive una popolazione di circa mezzo milione di abitanti e proprio costoro, colti nei momenti più diversi delle loro esistenze quotidiane, sono i protagonisti del bel reportage fotografico realizzato da Gughi Fassino. Quando si entra sul territorio della Transnistria dopo aver sbrigato le laboriose e snervanti pratiche alla “frontiera” con la Repubblica Moldova, la prima impressione che si ha è quella di aver messo piede in una sorta di rediviva Sparta sospesa tra gli echi del socialismo reale propri della vecchia Unione Sovietica e improbabili salti nella modernità del XXI secolo. Pattuglie armate fino ai denti, uomini in divisa per le strade, bellicosi monumenti e un solenne memoriale dedicato alle vittime transnistriane cadute in Afghanistan e nella “guerra di liberazione” dalla Moldova, accolgono il visitatore che viene attratto da una continua ossessiva ostentazione degli attributi militari e della propria virtuale indipendenza politica dal legittimo governo di Chişinău. I simboli di questa rivendicazione vengono ribaditi lungo tutto la dritta strada che conduce da Bender/Tighina (ancora sulla riva destra del Dniestr) fino a Tiraspol’ ancora immersa in un’atmosfera rarefatta e immobile (almeno apparentemente) propria della tipica città sovietica di provincia. Non sono stati questi però gli obiettivi principali della macchina fotografica di Gughi Fassino che pure sono presenti in diverse delle fotografie inserite nel volume; il fotografo italiano ha preferito piuttosto sviscerare gli aspetti più quotidiani della vita della popolazione di questa repubblica fantasma. In questa scelta, a mio parere, risiedono l’interesse più grande e i tratti più originali del lavoro del fotografo italiano. I volti della gente, spesso attraversati da un velo di tristezza, malinconia e di preoccupazione – di certo accentuata dalla precarietà della situazione economica e dall’incertezza per un futuro tutto da delineare – raccontano molto di questo piccolo frammento di terra e della gente che lo abita. Un territorio e una popolazione che da un lato pare voler rivendicare con forza il diritto a una normale esistenza quotidiana ma dall’altro pare anche voler ribadire la specificità del proprio carattere individuato in primo luogo nel rapporto privilegiato con la Russia e con l’attaccamento forte nei confronti della cultura e della lingua russe assurte a simboli della specificità nazionale della Transnistria.  L’insieme di queste sensazioni emerge con forza dalla selezione di foto propostaci da Gughi Fassino. Dal veterano di guerra, agli studenti che ripassano concentrati i testi d’esame, alle persone che si godono dei momenti di relax sulle rive bianche del Dniestr tutti sembrano voler comunicare una strisciante sensazione di inquietudine propria di coloro che sospesi in una sorta di difficilmente definibile limbo sembrano in attesa da qualche parte di una qualche novità che li sollevi da un peso di una quotidianità che nonostante le apparenze e gli slogan pare molto più pesante di quanto forse la gente stessa non sia disposta ad ammettere apertamente. Un’inquietudine che l’obiettivo professionale di Fassino, capace di scandagliare a fondo la quotidianità di Tiraspol’, ha saputo cogliere soprattutto nei volti e negli atteggiamenti dei più giovani che anche in queste espressioni paiono marcare con forza crescente la differenza con i connazionali più avanti con l’età, più attaccati invece nell’orgogliosa rivendicazione della specificità e dell’indipendenza della loro terra che forse prima ancora dei diritti sovrani della Transnistria pare essere la difesa di un’esperienza di vita passata che, a differenza del resto dell’ex Impero sovietico, qui, tra le belle acque del Dniestr, si rifiuta ancora ostinatamente di passare tra le pagine di storia.

Alberto BASCIANI

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