CFP: La memoria del comunismo in Europa: rielaborazione del passato e pratiche di Public History dopo l’89

a cura di Andrea Borelli e Costanza Calabretta

Call for Papers del numero monografico della rivista «Farestoria. Società e storia pubblica»

Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Pistoia

A distanza di oltre trentacinque anni, il 1989 rimane un momento chiave per comprendere la storia del XX secolo nonché una data capace di dare seguito a cambiamenti profondi, emersi già nel decennio precedente, che hanno coinvolto anche le politiche e le culture della memoria. Negli Stati dell’ex Unione Sovietica, come nelle “democrazie popolari” dell’Europa centro e sud-orientale subordinate all’URSS, fino all’area balcanica con le esperienze dell’Albania di Enver Hoxha e della Jugoslavia di Tito, il crollo del comunismo ha portato alla fine delle narrazioni che si erano affermate dopo la Seconda guerra mondiale. In tutta Europa dopo il 1989 il paradigma antifascista, già in crisi da oltre un decennio tanto ad Ovest quanto ad Est, ha perso ufficialmente la sua funzione di “mito fondativo”, e di conseguenza l’eroismo resistenziale è stato progressivamente abbandonato. Al suo posto si è andata sviluppando una nuova attenzione alle vittime dei regimi autoritari e totalitari europei del XX secolo. Sulla base soprattutto dell’esperienza della Germania federale, che ha posto la Shoah al cuore di questa narrazione memoriale, si è affermato nell’Europa post-guerra fredda un paradigma anti-totalitario critico tanto con il nazismo quanto con il comunismo, soprattutto sulla base di una comparazione tra gli aspetti repressivi comuni ad entrambi i regimi.

Allo stesso tempo, in tutti i paesi post-socialisti europei si è costruita una rinnovata epopea storica nazionale che, nell’intento di prendere le distanze dai regimi precedenti, ha finito per rivalutare anche quelle forze nazionaliste che, pur opponendosi in nome della sovranità nazionale ai sovietici, avevano avuto non poche ambiguità e compromissioni con il nazi-fascismo durante la Seconda guerra mondiale.

Nei paesi dell’ex blocco sovietico (come anche in Ucraina e paesi baltici) ha prevalso una lettura prevalentemente negativa del comunismo, presentato come un fenomeno imposto dall’esterno (i russi) ed estraneo alla propria storia nazionale. In questo modo sono stati oscurati sia aspetti come la modernizzazione e le forme di welfare state, sia la complessa questione del consenso di cui beneficiarono regimi non riducibili solamente ad esperienze dal carattere poliziesco. In paesi come Russia e Bielorussia invece, soprattutto dall’inizio del XXI secolo, si è operata una rivalutazione selettiva del passato comunista in nome di una restaurazione politico-culturale funzionale al consolidarsi di nuovi regimi autoritari.

Questi cambiamenti nelle politiche istituzionali e nelle culture della memoria si sono riflessi nei “luoghi della memoria”, intesi in senso ampio: dai musei ai memoriali, dalle giornate di commemorazione agli anniversari. Dalla caduta del comunismo il calendario civile dei paesi dell’Europa orientale ha subito profondi mutamenti: mentre le ricorrenze legate ai regimi comunisti sono cadute nell’oblio, hanno fatto il loro ingresso nuove date di commemorazione e di celebrazione (si pensi ai festeggiamenti per il crollo del Muro di Berlino, il 9 novembre). Sono nati nuovi musei relativi alla memoria del comunismo, da quelli dedicati all’esperienza quotidiana (ad esempio il DDR-Museum di Berlino o il PRL-Muzeum di Varsavia) a quelli incentrati sugli aspetti repressivi (come nel caso della House of Terror di Budapest, che propone un nesso fortissimo tra nazismo e comunismo). L’esperienza del comunismo, inoltre, ha trovato narrazioni diverse in film, serie televisive, canzoni.

Il 1989, tuttavia, non ha significato un cambio di paradigma solo nella memoria pubblica dei paesi post-socialisti. In modo meno radicale, ma comunque rilevante, il crollo del comunismo ha impattato, infatti, anche le master narratives dei paesi dell’Europa occidentale. Il ruolo delle forze comuniste, che in alcuni paesi come Italia e Francia avevano goduto di un peso rilevante e di un ampio consenso elettorale, fu progressivamente screditato. In Italia, dove negli anni Novanta diventavano egemoni i partiti di centro-destra, il comunismo è stato connotato con tratti illiberali e repressivi, oscurando le differenze che pure c’erano state tra il modello sovietico e il Pci. Ai tentativi “dall’alto” (con i governi di centro-destra) di imporre un ricordo appiattito sui crimini dell’URSS si sono opposti i tentavi “dal basso” di offrire una memoria plurale del comunismo italiano, dando spazio alle specificità locali, o enfatizzando alcune figure carismatiche (su tutte quella di Enrico Berlinguer). In modo simile, anche il caso francese è stato segnato da una profonda revisione e critica del ruolo del PCF.

Il numero monografico della rivista «Farestoria» vuole esplorare il modo in cui la memoria e la storia del comunismo europeo, nelle loro plurali manifestazioni, sono state rielaborate e rappresentate dall’89 a oggi, comparando i casi dell’Europa orientale e occidentale; chiedendosi se e come le differenti esperienze del comunismo (ad Est regime ed ideologia di Stato, ad Ovest comunità politica d’opposizione nazionale e di governo locale) abbiano prodotto forme di memorializzazione coincidenti o divergenti (e quanto).

Il dispiegamento di una politica memoriale da parte dell’Unione europea, attraverso i numerosi interventi del parlamento europeo, costituisce un ulteriore elemento da mettere in luce, interrogandosi su come abbiamo contribuito o meno a ricongiungere le diverse memoria fra Est e Ovest, con l’affermazione di una master narrative egemone. Quest’ultima appare in parte l’ampliamento a tutta la comunità europea del paradigma memoriale dominante nella Germania unita (anti-totalitarismo, Shoah), ma rivela anche la pervasività dei linguaggi memoriali anti-comunisti provenienti proprio da una parte rilevante dell’Est Europa.

Il numero si vuole interrogare su come il comunismo è stato presentato in musei, memoriali e giornate commemorative e/o celebrative, guardando alle master narrative sviluppate. L’indagine non vuole limitarsi al campo della memoria istituzionale, ma vuole prendere in esame anche casi di “memoria dal basso” o comunitaria, senza dimenticare i casi in cui c’è stata una significativa interazione tra società e istituzioni.

Oggetto di particolare attenzione saranno le pratiche di Public History messe in campo in queste occasioni, indagando anche il ruolo della società civile e del mondo dell’associazionismo nel sostenere forme di memoria preesistenti o nel crearne delle nuove, sviluppando delle contro-narrazioni; le modalità di ricezione presso il pubblico; le eventuali pratiche didattiche sviluppate ecc. Inoltre, si guarderà anche a come la memoria del comunismo ha trovato espressione in mezzi mediatici, dal cinema, alla musica, ai prodotti televisivi. Saranno inclusi nell’analisi anche prodotti ludici (e in alcuni casi didattici) sia analogici sia digitali.

Al centro dell’indagine ci possono essere diversi casi nazionali: dai casi dell’Europa occidentale (Italia, Francia, Grecia, etc.…), ai paesi dell’ex blocco sovietico (Romania, Bulgaria, Polonia, Ungheria, ex Cecoslovacchia, Repubblica democratica tedesca), all’URSS (comprendendo anche i paesi baltici, l’Ucraina, la Russia), fino all’Albania e alle repubbliche dell’ex Jugoslavia.

In questo modo il presente numero monografico vuole offrire un quadro ampio delle trasformazioni avvenute dal 1989 ad oggi nel campo della memoria del comunismo, sviluppando un’originale prospettiva che tenga conto dei nessi transnazionali sviluppatisi tra Est ed Ovest.

Il numero monografico di «Farestoria» invita potenziali contributori a presentare proposte di saggi o di rubriche, che sviluppino sia analisi sui singoli casi nazionali, che approcci comparativi, valutando proposte incentrate su uno o più dei seguenti aspetti (la lista non vuole essere esaustiva):

  • Commemorazioni, anniversari nazionali e ri-articolazione del calendario civile dopo l’89;
  • Luoghi della memoria e musei (cambiamenti negli allestimenti dopo l’89; nuove fondazioni);
  • Progetti didattici all’interno di luoghi della memoria o nelle scuole;
  • Prodotti mediatici: film, serie tv, canzoni;
  • Gioco analogico o digitale;

CANDIDATURE

Le proposte, di massimo 3.000 battute spazi inclusi, e accompagnate da un breve curriculum del soggetto proponente, di massimo 2.000 battute spazi inclusi, dovranno essere inviate all’indirizzo e-mail farestoriaredazione@gmail.com (e per conoscenza ai seguenti indirizzi: costanzacalabretta@gmail.com e andre.borelli55@gmail.com) entro il 18 gennaio 2026. I risultati della selezione saranno resi noti entro la metà di febbraio 2025. La consegna dei testi definitivi dovrà effettuarsi entro il 15 giugno 2026.

Potranno essere inviate proposte — al massimo una per proponente — da parte di studiose e studiosi, associazioni, gruppi informali, musei, enti e istituti culturali, scuole di ogni ordine e grado. Gli abstract inviati dovranno contenere un titolo provvisorio, una breve sintesi dell’argomento che intendono trattare, gli eventuali interlocutori e/o i soggetti coinvolti. Il proponente deve indicare nell’abstract se intende candidarsi per la sezione ‘’saggi’’ o per quella ‘’rubriche’’, specificando in tal caso per quale tipologia si intende concorrere (vedi sotto). I curatori del numero potranno in ogni caso suggerire una collocazione specifica per le proposte pervenute sulla base del loro contenuto.

SAGGI dovranno rientrare tra le 35.000 e le 50.000 battute, note e spazi inclusi, e saranno sottoposti a referaggio.

Tipologie di RUBRICHE (non sottoposte a referaggio esterno) per le quali è possibile inviare proposte:

— “Comunicare la storia

Redazione di un testo di massimo 15.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia a corredo incentrato sugli obiettivi e sugli strumenti di comunicazione e divulgazione nelle attività realizzate.

— “Casi studio

Redazione di un testo di massimo 15.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia a corredo incentrato sullo studio di uno o più casi di particolare interesse.

— “I ferri del mestiere. Fonti per la storia

Redazione di un testo di massimo 20.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia dove vengono presentati archivi, centri di documentazione, fondi, fonti, gruppi di documenti e biblioteche, ecc., con particolare attenzione a quelli che presentano problematiche di tutela, valorizzazione e conservazione.

— “Public History

Redazione di un testo di massimo 20.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia a corredo incentrato su progetti di Public History che vedono forme di partecipazione del pubblico, sulla valenza pubblica degli stessi e/o sulla valorizzazione/patrimonializzazione/decostruzione di memorie storiche attraverso queste attività.

— “Storia orale

Redazione di una ricerca di storia orale di massimo 30.000 battute spazi inclusi con possibilità di inserire note a piè di pagina con i promotori e le promotrici e/o con i fruitori e le fruitrici delle attività e dei progetti realizzati.

— “Conversazioni storiografiche

Realizzazione e trascrizione di un dialogo, sotto forma di intervista, di massimo 50.000 battute spazi inclusi, con un/a storico/a, da indicare nella proposta. Non sono previste note di nessun tipo.

— “Forum storiografico

Realizzazione e trascrizione di un dialogo a più voci, di massimo 70.000 battute spazi inclusi, con storici e storiche, da indicare nella proposta. Non sono previste note.

Author: Aisseco

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