Obraz Polski i Polakόw we Włoszech

Recensione del libro Obraz Polski i Polakόw we Włoszech. Poglądy, oceny, opinie. (L’immagine della Polonia e dei Polacchi in Italia. Giudizi, valutazioni, opinioni) di Karolina Golemo,Wydawnictwo Uniwersytetu Jagiellońskiego, Krakόw (Università Jagellonica, Cracovia) 2010. A cura di Alessandro Vitale

Nonostante le strette relazioni culturali e d’amicizia che hanno sempre caratterizzato i rapporti fra Italia e Polonia e gli intensi contatti storici fra i due popoli, di ogni genere e tipo, la presenza in Italia di stereotipi e pregiudizi nell’immagine della Polonia e dei Polacchi risulta un fenomeno tanto evidente quanto enigmatico. Sembra difficile, infatti, soprattutto per chi conosce la storia italiana e quella polacca e i loro innumerevoli punti di intersezione in Europa, spiegare come legami storici profondi – molto maggiori in confronto a quelli che le vicende politiche internazionali e istituzionali (soprattutto degli ultimi cinquant’anni) potrebbero far pensare[1], fatti di plurisecolare rispetto reciproco, di attrazione, di scambio costante – abbiano potuto trasformarsi in parte in gravi pregiudizi, in stereotipi, in immagini sintetiche semplificate e falsate di un Paese e di un intero popolo dalle straordinarie capacità e portatore di una storia senza paragoni. Eppure il fenomeno esiste ed è stato sottoposto a un’analisi scientifica accurata e dettagliata da Karolina Golemo, competente ed esperta sociologa dell’Università Jagellonica di Cracovia, in questo libro di notevole fascino. Risultato di lunghi anni di studio sul campo, dedicati alla cultura e alla società italiane, la ricerca si occupa – dopo una trattazione approfondita della teoria più consolidata sulla genesi e la dinamica degli stereotipi e dei pregiudizi (che si sviluppano sulla base sia di un deficit di conoscenza che di un’alterazione delle informazioni disponibili) – del periodo storico che va dal 1945 a oggi, acutamente messo a confronto con i secoli precedenti, molto diversi in tema di relazioni italo-polacche, utilizzando una metodologia intelligente, capace di abbracciare e analizzare un’ingente quantità di fenomeni e un vasto materiale ‘sperimentale’. Il risultato è innanzi tutto la scoperta del peso reale che nella distorsione dell’immagine della Polonia e della sua gente ha prodotto in Italia il drammatico periodo della guerra fredda, che con la dominazione sovietica e il regime interno a sovranità limitata hanno violentato un Paese da secoli portatore di una cultura che ha influenzato profondamente quella dell’Europa occidentale (e con la quale i legami sono sempre stati di stretta interdipendenza), così come la sua economia e il suo sviluppo civile. Proprio in questo periodo in Italia si sono cristallizzati stereotipi ideologici sulla Polonia che non esistevano negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale, nei quali sopravvivevano invece l’antica visione dei Polacchi come “naturali” portatori di un indomito spirito di libertà e di indipendenza, esempio per tutta il mondo e quella della Polonia come di una nazione gloriosa e infelice dell’Europa centrale, “baluardo” contro il dispotismo asiatico, terra di antichissime libertà, di tolleranza e cultura, problema vivente da sempre per le tirannidi di ogni tipo e nient’affatto parte dell’Europa “dell’Est”, nozione vaga e falsa prodotta a Yalta, le cui conseguenze distruttive, proprio in termini di stereotipi, continuano fino a oggi. Anche la conoscenza della cultura polacca era in quel periodo molto più diffusa di quanto non sia stato dopo la spartizione del mondo fra i due blocchi politico-militari e ideologici dominanti. Persino l’apporto straordinario dei Polacchi alla guerra di Liberazione in Italia (Armata del generale Anders, liberazione di Bologna, battaglie di Ancona e di Montecassino, ecc.) e il ricordo di protagonisti che poi si fermeranno in Italia, quali il grande scrittore Gustaw Herling Grudziński, interprete della lotta a tutti i totalitarismi del Novecento (ma a lungo emarginato in Italia per gravi ragioni politico-ideologiche), verranno passati sotto silenzio nella pubblicistica italiana e nelle scuole. In tal modo in Italia ci si troverà del tutto incapaci anche di comprendere il ruolo determinante della Polonia nella preparazione del 1989 europeo, in cui emergerà in tutto il suo splendore l’indomito spirito di resistenza di un popolo, che consentirà un’accelerazione nel cambiamento dell’Europa e del mondo. A lungo così le devastazioni prodotte dalla guerra fredda hanno impedito in Italia una piena comprensione delle ragioni della rinascita polacca e della stessa cultura della Polonia, con la sua storica ricchezza, tanto vicina a quella italiana, ma finita nel “tritacarne” della dominazione dell’impero esterno sovietico e della sua inaudita repressione ideologico-poliziesca. La diffusa, spaventosa e profonda ignoranza italiana sulla plurisecolare storia polacca (molti storici professionali italiani continuano ad esempio a ignorare e a non studiare la straordinaria storia dei quattro secoli della Confederazione Polacco-Lituana, la sua tradizione anti-assolutista, di tolleranza politico-religiosa e per molti versi anticipatrice del Costituzionalismo moderno) è stata provocata principalmente dalla lunga stagnazione del confronto bipolare freddo. Mentre prima della Seconda guerra mondiale la Polonia veniva ritenuta in Italia un Paese centro-europeo, con il dopoguerra e dopo Yalta, quando vennero spostati più a Ovest i confini polacchi, con la contestuale sottrazione forzata di città di enorme importanza per la storia e la cultura polacche quale Lwόw/Leopoli, paradossalmente il Paese venne infatti incluso in una generica (e errata, ideologica) nozione di “Europa dell’Est”[2] e la cultura di un popolo dalle millenarie origini venne in Italia totalmente alterata o dimenticata. Gli stereotipi consolidatisi nel periodo della guerra fredda, alcuni dei quali molto gravi e fondati su ignoranza e indifferenza, non si sono diradati del tutto nemmeno oggi e hanno contribuito ad alterare negativamente una lunga tradizione culturale e di relazioni, di segno totalmente opposto. Il superamento di un lungo, drammatico periodo di ignoranza sulla Polonia, sulla sua storia e sulla sua cultura, non è avvenuto nemmeno dopo il 1989, quando alle colpevoli “dimenticanze” indotte dalla guerra fredda si sono sostituiti stereotipi, che la Golemo classifica per tipi e per periodi e indaga accuratamente, legati non solo a sciocche visioni sbrigative (cattolici integralisti, nazionalisti, antisemiti, lavavetri, beoni, scarsamente inclini al lavoro, ecc.) diffuse pure in strati intellettuali e nei media, ma anche in gran parte all’immigrazione polacca per motivi economici. Al lento e faticoso diradarsi delle nebbie ideologiche che hanno avvolto la storiografia del Novecento e le percezioni culturali più diffuse – dovute in Italia anche alla straordinaria, persistente influenza ideologica di un sottofondo costante di stampo filo-sovietico, che è stato capace di condurre una fuorviante politica culturale – non è corrisposto un dissolversi degli stereotipi, ma una loro trasformazione. Tuttavia è lecito aspettarsi che i maggiori contatti e la conoscenza reciproca diretta, le aumentate possibilità di scambio, la fioritura attuale della Polonia, nonostante la crisi economica mondiale, finiscano per dissolvere gli stereotipi legati a ragioni lavorative, di immigrazione ed economiche o quelli legati al ridicolo termine, sottilmente discreditante, “neocomunitari”, quasi che si trattasse di “ultimi venuti in Europa” e non di una nazionalità che per secoli dell’Europa è stata parte integrante e imprescindibile. Occorrerà tuttavia anche che le nuove generazioni in Italia –  ormai libere da una conoscenza schematica e frammentaria, da pregiudizi e da consunti stereotipi novecenteschi dovuti a una diffusa ignoranza storica – siano messe in grado di conoscere direttamente la Polonia, i suoi abitanti e la loro affascinante storia e cultura (spesso espressa e conservata dall’emigrazione), come accadeva normalmente nei secoli passati. Un compito di fronte al quale soprattutto gli storici non possono più sottrarsi.

Note:

[1] Flores M., Postfazione a Lukowski J., Zawadzki H., Polonia, il Paese che rinasce, Beit, Trieste 2009, pag. 343. (Trad. ital. di:  A Concise History of Poland, Cambridge University Press 2006. Come nota Roberto Polce: «La Polonia per molti italiani ha rappresentato nei secoli XVI e XVII una vera e propria “terra promessa”». Polce R., Polonia, Morellini Editore, Milano 2010, pag. 8.

[2]Cfr. Polce M., Polonia, op. cit., pag. 13.

Recensione:Obraz Polski i Polakόw we Włoszech. Poglądy, oceny, opinie. A cura di Alessandro Vitale

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