Ricordo della prof.ssa Mária Ormos

L’Aisseco vuole ricordare l’eminente studiosa Mária Ormos, di recente scomparsa, con le parole di Stefano Bottoni, fino a poco tempo fa attivo ricercatore presso l’Accademia ungherese delle Scienze, e ora in forza all’Università di Firenze. L’Aisseco ricorda Mária Ormos anche perché fu anima, come posso testimoniare personalmente, di molteplici iniziative scientifiche organizzate dalla Commissione mista degli storici italiani e ungheresi, organismo costituito nel 1990 e strettamente legato, per anni, al nostro Centro.
Francesco Guida
Ci sono studiosi che incutono riverenza semplicemente attraverso la propria autorevolezza. Mária Ormos era una di essi. Nata a Debrecen nel 1930 da una famiglia della media borghesia, visse da giovane intellettuale la guerra, la persecuzione e in seguito l’edificazione del regime stalinista. Dopo aver cercato di superare il trauma della Shoah sposando la causa sionista, nel 1951 aderì al partito comunista, del quale restò iscritta fino al 1989 conservando quell’indipendenza intellettuale che l’avrebbe esposta a pesanti rappresaglie in seguito al soffocamento della rivoluzione del 1956. La giovane storica, da poco assunta all’Università di Szeged, fu allontanata dall’insegnamento ed
esiliata, come tanti intellettuali scomodi, in istituzioni meno ideologicamente chiuse come l’Archivio nazionale e poi, dal 1963 al 1982, l’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze. Proprio dalle anguste stanze di Úri utca la sua carriera sarebbe decollata con gli studi sul sistema autoritario di Horthy, sull’estrema destra ungherese ed europea nell’epoca interbellica. Lo sforzo
inesauribile e puntiglioso di ricerca archivistica e di analisi sarebbe culminato con la pubblicazione, nel 1983, del suo libro più celebre e discusso, Pádovától Trianonig. 1918-1920, che discuteva sulla base di un’imponente documentazione diplomatica ungherese e francese la catastrofe bellica e le mutilazioni territoriali subìte a Versailles, ed aprì le porte a un importante filone di ricerca sul trauma
seminale del Novecento ungherese. Negli anni Ottanta, politicamente riabilitata e annoverata ormai fra gli storici di punta dell’Ungheria kádáriana, potè tornare all’insegnamento e anzi, dal 1983 al 1992, ricoprì la carica di rettore dell’Università di Pécs, alla cui fioritura e successo contribuì in modo
decisivo. Alla chiusura del triplice mandato rettorale fu eletta membro dell’Accademia delle Scienze (1993) e, prima del pensionamento, accettò di guidare la Facoltà di Lettere della sua università. Negli ultimi decenni di attività, mentre pubblicava – oltre a una dozzina di monografie e volumi collettanei – due fortunate e tuttora fondamentali biografie di Hitler e Mussolini – continuò di incoraggiare e pungolare,con voce vellutata e piglio energico, i giovani studiosi che si affacciavano alla professione di storico. La sua ultima grande fatica sono state le memorie, pubblicate nel 2017 con il titolo Remények és csalódások(Speranze e disillusioni). Queste descrivono senza vezzi autocelebrativi e anzi con ironia, leggerezza e riflessioni autocritiche, il mezzo secolo trascorsi a stretto contatto con la politica ma senza mai farsi soggiogare dalla brutale logica del potere e di appartenenza.
Con Mária Ormos, spentasi l’8 dicembre 2019 mentre correggeva le bozze dell’edizione riveduta e corretta di Pádovától Trianonigin vista del centenario dell’infausto trattato di pace, se ne va uno degli storici più prolifici e influenti dell’Ungheria contemporanea. Ma soprattutto, perdiamo un’educatrice
e un’intellettuale che sapeva unire carisma, serietà professionale e generosità umana. Una protagonista al femminile, appassionata quanto disincantata,in un Paese in cui il ruolo sociale della donna è drammaticamente sottovalutato, e in cui l’introspezione cede troppo spesso il passo alla ricerca di un capro espiatorio. Mária Ormos ci ha lasciato ma la sua lezione accompagna e guida le
generazioni che verranno.
Stefano Bottoni, Università di Firenze

Author: Max

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